L’Associazione Culturale Obiettivo Camera e Spazio Kryptos presentano Luciano Bobba, con la sua ultima serie fotografica, un’interpretazione d’autore dei dodici segni zodiacali.

La scrittrice Manuela Maddamma è esplicita fin dal titolo del suo testo di presentazione: “E le danze degli astri, e i fiammeggianti tetti del cielo”. Da cui: «La voce di Luciano mi scuote da quel ricordo».

Vernissage mercoledì 16 maggio, dalle 18.30

Dal 17 maggio all’1 giugno 2018
Spazio Kryptos, via Panfilo Castaldi 26, Milano
(lunedì – venerdì, 15.30 – 19.00)

La mostra fa parte del circuito 

Per questa serie fotografica di Luciano Bobba, la scrittrice Manuela Maddamma, avvincente osservatrice della socialità dell’arte (e non solo), è esplicita fin dal suo titolo di presentazione: E le danze degli astri, e i fiammeggianti tetti del cielo. Con commovente conclusione. Testuale.

E le danze degli astri, e i fiammeggianti tetti del cielo
Lo studio di Luciano è un microcosmo, la varietà di oggetti che lo compongono – obiettivi, set di macchine fotografiche, due borse, libreria d’arte, piccolo teatro di posa, faretto a tre piedi, provini – è disposta con ordine inflessibile in teche, cassettiere, classificatori, armadietti, cartelline colorate legate con fiocchi di raso. Lo studio di Luciano è un cubo dalle pareti azzurrine, alzo gli occhi e il mio sguardo è rapito dalle sue foto dello Zodiaco. Sospese sull’estensione del soffitto come un affresco medievale, o un ciclo astrologico dei palazzi del Rinascimento. È per queste foto che sono qui.
Ma più ancora che dai Segni, il cui geroglifico è impresso sui Pianeti che li dominano, sono immediatamente attratta dallo sfondo di quei cieli notturni. Quando è stata l’ultima volta che ho visto un cielo così stellato? Ecco che le pareti si dissolvono, l’azzurrino si fa bianco, il bianco si scioglie e diventa acqua, trasparenza, ora lo studio di Luciano è una sfe-ra di cristallo.
È l’estate del 2017 e mi trovo in Ladakh, è stato previsto di dormire sull’altopiano del Qiangtang per poi raggiungere, al mattino, il lago Tso Moriri, al confine con il Tibet. Sono sola in tenda e il freddo, il vento, l’ululare di cani, mi impediscono di dormire; esco fuori vestita, mi infilo nel sacco a pelo a proteggermi, mi sdraio su quel suolo antico e la volta celeste mi avvolge. La notte mi scorre nelle vene, nero pece puntellato da una miriade di puntini brillanti. Un paesaggio è ancestrale dove non c’è distinzione tra gli elementi: sassi acqua terra si confondono, è una nuova genesi – rinasco, del resto è il senso di questo viaggio – con la mente torno a secoli fa e ancora prima, quando lo spazio-tempo era regolato dal moto delle stelle, scandito dal susseguirsi del giorno e della notte, della luce e delle tenebre, dalla vicenda del Sole, che ogni giorno nasce e muore, Sole nascente archetipo di molte religioni siriache, egizie, ellenistiche, romane. Ed è proprio questa la storia che stanotte, in un sogno lucido, le dodici Costellazioni dello Zodiaco stanno per narrarmi.
Eccole apparire, una dopo l’altra, i tetti del cielo sfilare fiammeggianti sopra i miei occhi:
l’Ariete, espressione dell’istinto e della vitalità della Terra che dopo la discesa invernale del Sole è pronta a esplodere con l’equinozio di primavera: i germogli erompono, la vita pulsa sotto la vecchia corteccia, è una lotta per sopravvivere, il seme deve affondare le radici nel terreno per trovare i minerali e l’acqua;
l’esplosione crea generazione e l’accoppiamento avviene in Toro; Venere governatrice del Segno, genitrice, carnale, feconda. Al dinamismo convulso dell’Ariete segue la stasi pacata, ma la percezione sensoriale è acuta e aiuta a creare l’ambiente migliore per riprodurre il ciclo vitale;
la natura è stata fecondata e comincia a dare i primi frutti in Gemelli: gli steli si allungano, crescono, cominciano a esplorare l’universo, l’apparato fogliare si espande nell’aria per una respirazione più intensa. I Gemelli sono gli adolescenti curiosi che si muovono alla conoscenza dello spazio circostante;
il Sole ha raggiunto il picco del suo cammino con il solstizio d’estate, la natura sa che il raccolto è imminente, i frutti del ciclo vegetale sono maturi. I fluidi vitali della Luna stimolano il ciclo riproduttivo e l’ovulo fecondato si accinge alla gestazione, al parto: in Cancro la natura si offre in tutta la sua magnificente fertilità e prodigalità;
il Sole, giunto al culmine, dardeggia e non lascia troppa tregua: tutto è infuocato, la natura generosa e magnificente di doni è un traboccare di energie, luce, calore; in Leone la terra è satura, pronta per l’abbondante raccolto, e i raggi del Sole sono talmente accecanti che impongono di abbassare lo sguardo;
la Vergine è vicina, il Sole, passo dopo passo, inizia a perdere energia, è il momento della conservazione che richiede abilità, prudenza, misura; del lavoro paziente perché la natura che si incammina verso la sterilità deve preservare i propri frutti. Il calore estivo sta scemando, si ha la sensazione che la forza vitale stia per spegnersi;
in Bilancia la natura si predispone a vagliare ed eliminare quanto resta di superfluo e nocivo per il prossimo ciclo. Indugia l’oro delle foglie, che celebrano ancora il Sole, prima di cadere. La Bilancia cerca equilibrio, soppesa, sente avanzare la morte e ha alle spalle la potenza, l’esuberanza; prova ansia, paura: non sa se il Sole precipiterà, di qui un senso pessimistico del futuro;
l’arco del Sole si restringe, in Scorpione le foglie cadute a terra imputridiscono. Avanza la forza distruttiva di Marte e Plutone che portano morte, ma è una morte apparente perché nelle profondità del mondo sotterraneo si ricrea la vita. È il momento della semina e della sepoltura sotto le zolle, della distruzione e della creazione, della trasformazione;
che avviene in Sagittario, col suo invisibile fuoco della metamorfosi che sprigiona un calore occulto mentre fuori fa freddo; c’è una potenza nascosta, sotterranea; è il fuoco alchemico che non appare ma opera una combustione sotto l’umida coltre della terra; è il Fuoco che Prometeo ha rubato agli dèi per salvare gli uomini e che pagherà con atroci tormenti;
arriva dicembre e il Sole raggiunge il suo arco più stretto dell’eclittica: ecco il Capricorno col solstizio d’inverno. La natura si chiude in se stessa, nel rigore invernale. Eppure Saturno trasforma le ceneri nei loro elementi minerali e cristallini, pulisce il seme dalle scorie e lo prepara alla rinascita. Nelle fitte tenebre il Sole resiste e tenace riprende a poco a poco il suo cammino, lentissimo riacquista il suo vigore;
e con l’Acquario la natura si apre di nuovo, si sente la forza del seme che vuole uscire e che ha bisogno di aria; ma di acqua anche. Un’energia potente lo anima e lo spinge a elevarsi, a liberarsi dal bozzolo che lo imprigiona, vuole sentirsi libero di rompere le barriere che lo rinserrano, ma non è ancora giunto il tempo;
dovranno arrivare le acque lunari e nettuniane dei Pesci a gonfiare il seme penetrando in profondità. Nascono le radici – i piedi -, si è pronti a divenire pianta. Il ciclo si rinnova, la sensazione è inebriante, struggente, si percepisce irrazionalmente il segnale della prossima vittoria del calore e della luce.
Il racconto è compiuto, in questa notte insonne le Costellazioni mi hanno rivelato il loro segreto e l’Astrologia si è dischiusa nella sua essenza, come risposta della terra, della natura, alle vicende di nascita e morte del Sole. E questo pensiero mi accompagna, fino all’alba, fino quando mattutina appare Aurora dalle rosee dita.
La voce di Luciano mi scuote da quel ricordo; l’India, la Grecia, Milano – ma in un quartiere che è un mondo a parte, un’Isola speciale dove i sogni talvolta si realizzano. I suoi Pianeti dalle foto ci osservano, ci illuminano adesso con la loro aura, ora violetta, ora lattescente, ora color arancio, e poi per un incantesimo si staccano e cominciano a danzare, volteggio anch’io in quel girotondo e mi vien voglia di alzare le braccia, aggrapparmi all’anello di Saturno e volare via.
Manuela Maddamma

Luciano Bobba (Casale Monferrato, 1957), dalla fine degli anni ’80 la sua ricerca artistica sperimenta varie forme espressive, dalla fotografia tradizionale a quella digitale, dalla videoarte alla pittura. Il punto di partenza è il 1986 quando mi è trasferito a Los Angeles per frequentare la Otis Parsons School of Visual Art e la West Coast University per i corsi di computer grafica e animazione. In quel periodo ho collaborarato con il MOCA (Museum of Contemporary Art) di Los Angeles come grafico e fotografo.
Il 1989 segna il suo ritorno in Italia e l’inizio del proprio lavoro per l’Editoriale Giorgio Mondadori-Cairo Editore di Milano dove tuttora svolge l’attività di Art Director per il mensile In Viaggio.
I suoi lavori artistici sono stati presentati in mostre personali e collettive. Hanno scritto di lui Alessandra Alpigiani, Anna Caterina Bellati, Roberto Borghi, Andrea Bosco, Chiara Buzzi, Michele Bonuomo, Paola Calvetti, Pia Capelli, Stefano Castelli, Adriana Cerretelli, Mariateresa Cerretelli, Luigi Cerutti, Germano d’Acquisto, Renato Diez, Moreno Gentili, Stefania Morici, Roberto Mutti, Lello Piazza, Federico Poletti, Barbara Silbe, Annamaria Sigalotti.

EVENTO
Luciano Bobba. SEGNI
a cura di Filippo Rebuzzini

QUANDO
Vernissage mercoledì 16 maggio, dalle 18.30
Dal 17 maggio all’1 giugno 2018 | lunedì – venerdì, 15.30 – 19.00

DOVE
Spazio Kryptos, via Panfilo Castaldi 26, 20124 Milano
02 91705085 | 338 2733248
www.kryptosmateria.it | spazio@kryptosmateria.it

LINK
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